martedì 13 dicembre 2011

Giovedì sera una nostra delegazione è andata al concerto dei dEUS ai magazzini generali a Milano. Bella serata, a coronamento di una bellissima giornata trascorsa con amici in giro per una città che ad occhio genovese, complice il Natale in avvicinamento,  appare come un formicaio. Solo più affollata.
Alla sera concerto piacevole. A tratti molto bello. Aprono ai dEUS gli SX, trio di non so dove, capitanato da una ragazzina bionda estremamente  carina ma dalla "mossa" un po' troppo evidente. Al suo fianco un tipo coi capelli lunghi che sembrava la versione francese di Francesco negli Anni 80.
Prima del concerto esaudisco un mio desiderio post adolescenziale e regalo un nostro disco  a un tipo del gruppo.
Decido sul momento di regalargli la versione di lusso.
Quella in legno.
Il tipo ringrazia, saluta e guarda all'orizzonte.
Io che sotto sotto speravo me ne desse uno suo in cambio, magari vecchio e bello, giro i tacchi e me ne vado dall'altra parte del locale, covando il desiderio che nessuno mi abbia visto compiere ciò che avevo appena compiuto.
Dopo il concerto trascorriamo una buona mezzora a distribuire alla gente che usciva, copie di un cd masterizzato per l'occasione su cui abbiamo messo 4 pezzi presi da 2 o 3 dei nostri dischi.. chissà che la cosa non torni utile in qualche maniera...
Vengo a scoprire, giorni dopo,  che alcuni dei ragazzi a cui ho dato i dischi suonano o hanno suonato in gruppi con cui abbiamo condiviso etichette, palchi e amicizie comuni..
Il mondo è piccolo. Quello dell'"indie" italico è microscopico.
Ritorniamo a Genova in nottata.
Una nebbia mai vista.
I genovesi non sanno nemmeno cosa sia la nebbia
Modalità guida sicura con occhi quasi chiusi per focalizzare al meglio.
Casa.
Lavoro.
Alle 15 finalmente la partenza per San Felice sul Panaro.
Arriviamo al locale verso le 19 dopo esserci regolarmente persi.
In realtà l'orgoglio gioca in questo senso un ruolo di prim'ordine.
MAI accendere il navigatore!
Un vero driver conosce la strada.
A prescindere da dove si vada e se ci si sia mai stati.
Ricordo che un paio di anni fa  accendemmo il tom tom in occasione di una data vicino Alba, assieme agli Airportman.
"Girate a destra", "girate "a sinistra", "dopo la salita girate a sinistra e proseguite sul sentiero". Il sentiero era in mezzo a un bosco; misurava in larghezza circa 78 centimetri. Non abbiamo mai saputo dove portasse. Il bosco peraltro sembrava quello di The blair witch project.  Da allora il navigatore non lo abbiamo più acceso.
Al locale troviamo Massimo, Daniele e gli Industria che fanno il sound check.
Facciamo il nostro.
Facciamo due chiacchiere
Ceniamo.
Tra le 3 o 4 cene migliori mai consumate in 12 anni di concerti.
Se la gioca alla  pari con quella del Sonar a Colle Val d'Elsa e con quella del Jaill a Legnano, che ricordiamo sempre con estrema devozione.
Pasta con polpo e grigliata di Carni miste. Patate per contorno.
Meraviglia.
Poi inizia la serata. Gli industria fanno il loro concerto sostenuti da uno zoccolo duro di fans.
Sono ragazzi in gamba gli industria.
Il nome mi fa sballare. "Industria".
Sono giovani ma non fanno le cose alla cazzo di cane.
Suonano.
Un po' di "mestiere", negli anni, li aiuterà.
Tocca a noi.
Set acustico.
Facciamo il nostro.
In piedi.
Personalmente mi trovo un po' a disagio in piedi in un set acustico, ma son problemi miei.
Un po' di mestiere, negli anni, mi aiuterà.
Post concerto a chiacchierare nell'attesa di raggiungere un giaciglio.
Lo raggiungiamo verso le 4 antimeridiane. Non pensavo esistessero più.
Al locale hanno trovato una soluzione incredibile per i gruppi da fuori:  una roulotte sul retro!
Entriamo, portiamo avanti ancora qualche gag di quelle che i gruppi conoscono bene.
Ogni band ha le sue.
Ogni band capisce solo le sue.
Quindi non le racconto.
Le nostre però sono le più fighe.
Sabato sveglia, colazione abbondante, spesa alla Coop in vista del lungo viaggio.
Partenza
Decidiamo di fermarci in una trattoria lungo la statale, a Casumaro.
Ricorderemo anche questa tappa.
Si riparte, ringalluzziti dalle tagliatelle al ragù.
Arriviamo a Castelfranco un po' in anticipo rispetto al previsto.
Approfittiamo per fare un giro in città.
Riuscire a fare due passi per la città in cui suoni spesso è impossibile, quindi tutte le volte che capita si approfitta per fare considerazioni intelligenti.
Nell'ordine abbiamo parlato di:
<< pittura, "pitture", oche (a tal proposito che ci sa dire quale sia il maschio dell'oca?), figa, cibo, dischi, Ultras del Giorgione (squadra di Castelfranco), stufe, petardi, piante, profumi, giuochi d'azzardo, sistemi di scarico delle toilettes, sampietrini, medioevo, canali, cavalli, pesci d'acqua dolce, patè d'oca, allergie>>.
Abbiamo visto la Pala del Giorgione (pittore di Castelfranco)
Poi un thé in un bar.
Poi al locale.
Suonare in Veneto è sempre bello.
Sembra un po' come essere a casa.
Check, chiacchiere, gags. Poi a mangiare lì vicino.
Nel frattempo ci raggiungono un po' di trevigiani, giunti a scaglioni.
Giunge notizia di compagini in avvicinamento da Maserada sul Piave, Padova, Galliera Veneta, Tombolo.
Il concerto ci piace molto.
Tanta gente.
Attenta.
Condizioni ideali.
Siamo davvero contenti.
Per l'occasione sfoggio un gilet di lana rosso.
Lo sfoggio in genere solo al lavoro o nei concerti importanti.
Porta fortuna.
Risaliamo ben due volte a suonare vecchie canzoni, richiamati dall'entusiasmo di alcuni  :)
Ovviamente la cosa ci fa tanto piacere.
Finito di suonare, giunge il momento di fare i tipi da spiaggia.
Finito di fare i tipi da spiaggia chiudiamo il locale e ci spostiamo verso Biancade frazione di Roncade, dove gentilmente siamo ospitati per la notte.
Pranziamo e ripartiamo per Genova.
Fa con noi il viaggio di ritorno pure la Stex che ha così modo di godere appieno della pungente ironia del terzetto.
Gag insuperabili.
Il guidatore insulta quelli che non tengono la destra.
Per tutta la durata del viaggio.
Anche quando non ci sono.
Dopo aver guidato piano nei rettilinei, il guidatore pensa bene di accelerare nell'ultimo tratto di strada prima di Genova, sulla A7.  La famosa "Camionale".
Tutti temono.
Ma alla fine arriviamo
Stanchi.
Felici.
Orgogliosi.

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